There is no place like home

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Come una visione è apparso sul Tevere sotto ponte Marconi a Roma, un piccolo peschereccio ad ami rosso e azzurro. Questo lo sazio scelto per la IV edizione di There is no place like home, il progetto d’arte contemporanea nato a Roma nel 2014 dall’iniziativa di un gruppo di artisti (Giuseppe Pietroniro, Stanislao Di Giugno, Marco Raparelli, Alessandro Cicoria, Daniele Puppi) e due storiche dell’arte (Giuliana Benassi e Giulia Lopalco) con l’obiettivo di creare un dialogo tra l’arte e la città attraverso la costruzione di mostre in spazi solitamente non dedicati alla
Come una visione è apparso sul Tevere sotto ponte Marconi a Roma, un piccolo peschereccio ad ami rosso e azzurro.

TINPLH, opening_093Photo: Altrospazio

Questo lo sazio scelto per la IV edizione di There is no place like home, il progetto d’arte contemporanea nato a Roma nel 2014 dall’iniziativa di un gruppo di artisti (Giuseppe Pietroniro, Stanislao Di Giugno, Marco Raparelli, Alessandro Cicoria, Daniele Puppi) e due storiche dell’arte (Giuliana Benassi e Giulia Lopalco) con l’obiettivo di creare un dialogo tra l’arte e la città attraverso la costruzione di mostre in spazi solitamente non dedicati alla cultura, che vengono valorizzati attraverso il lavoro degli artisti. Da lungotevere Marconi 48, lasciandosi alle spalle la monumentale Basilica di San Paolo, si scende per un sentiero fino alla riva del fiume, dove la vegetazione è rigogliosa e la capitale caotica si avvista da una prospettiva insolita.

30 artisti coinvolti, tutti con curriculum internazionale, hanno saputo cogliere, più che mai, le peculiarità del luogo proponendo lavori video, performance, sculture e installazioni site specific, capaci di integrarsi con lo spazio del natante e con il luogo sospeso tra asfalto, natura e acqua. “E gli infami verranno cacciati da questa città” recita una parte del monologo tratto dal film del 1987 L’imperatore di Roma di Nico D’Alessandria scelto da Maria Adele del Vecchio, stampato e appeso ad un albero sul verde piazzale prima di scendere all’approdo. Per avvicinarsi alla barca si è costretti a passare per l’opera di Pietroniro che con Guardando il Tevere gioca con la sottrazione del visibile collocando un ostacolo: un muro che proibisce improvvisamente la visione del fiume. Raparelli delimita sulla riva una nudist area con i suoi fantocci sagomati in legno, mentre Di Giugno propone una sinuosa provocatoria installazione dal titolo Flaneur/L’estasi di santa Teresa. Si percorre la passarella per giungere sull’imbarcazione, squilla un vecchio telefono anni ’60, dall’altro capo del ricevitore una donna geme, ansima o ulula. E’ l’installazione di Puppi, uno degli otto esemplari di London calling del 2013. La barca è tappezzata di lavori artistici. Mappa alla mano si esplora l’imbarcazione in lungo e in largo alla scoperta. Troneggia a poppa la monumentale installazione in mattoni di Jorge Peris e a prua quella luminosa di Liliana Moro. Nella vecchia cabina di pilotaggio attrae la paradossale bussola impazzita appoggiata sopra una carta nautica rovesciata: opera di Calixto Ramirez, Da dove non si torna. In uno dei monitor di pilotaggio è collocato il video “Horizonns” di Angelino. Giungiamo in cucina, da una parte vi è il drammatico video “Sinfonia di un’esecuzione” dei Masbedo mentre nascosta in una botola stupisce l’installazione Flow, il lavoro di Federica Di Carlo che riesce a rendere evidente la poesia dell’universo, tendando di riconnetterci al cielo e alle sue stelle. In collaborazione con il fisico Francesco Bevacqua, l’artista ha messo a messo a punto uno strumento capace di captare i raggi cosmici e renderli visibili: questi rimbalzano su una sfera di cristallo trasformandosi in luce violacea.

Michela de Mattei, sul corridoio laterale della barca, ha installato il lavoro dal titolo Criticism: diverse lastre di vetro sono pensate come fogli trasparenti per appunti. Poco distante Matteo Nasini (vincitore dell’edizione 2016 del Talent Prize) ha collocato dei calchi in gesso e smalto – attraenti a livello tattile – e, sul tetto della barca, un’opera suonata dal vento intitolata Ala. Riproduceva il terribile suono e le vibrazioni di un terremoto, smuovendo nel profondo (vista la tragedia avvenuta da poco nel cuore dell’Italia), la monumentale video installazione di Puppi, Interazione d’urto n.2, proiettata sull’enorme pilone che regge il ponte (purtroppo allestita solo per il primo fine settimana). Tra le numerose performance in programma quelle di Calixto Ramirez e quella musicale dell’abile autore-compositore e interprete Francesce Fantazio, si sono tenute lo scorso week end. Invece, il 28 settembre sarà la volta delle performance del grande maestro Luigi Ontani e di Massimo Bartolini con Pietro Ripabelli. Non potete mancare! L’evento TINPLH – quest’anno inserito nell’edizione 2016 dell’estate romana– ha dimostrato nuovamente il potere dell’arte contemporanea di sapersi organizzare e coinvolgere il pubblico al di la dei soliti circuiti e attraverso dinamiche inusuali. Trovando ospitalità dalla protezione civile –che ha un presidio fisso li sotto ponte Marconi – TINPLH ha contribuito a rivalutare l’area del fiume trasformando per quindici giorni la zona in il luogo accogliente, capace di offre un dialogo e un coinvolgimento del pubblico a più livelli.

ARTISTI: Jose Angelino, Massimo Bartolini con Pietro Riparbelli, Stefan Burger, Ludovica
Carbotta, Alessandro Cicoria, Michela de Mattei, Maria Adele Del Vecchio, Federica Di Carlo, Stanislao Di Giugno, Fantazio, Michael Fliri, Federico Fusi, Judith Kakon, Tobias Kaspar, Masbedo, Jacopo Miliani, Jonathan Monk, Liliana Moro, Matteo Nasini, Luigi Ontani, Jorge Peris, Giuseppe Pietroniro, Gianni Politi, Daniele Puppi, Calixto Ramirez, Marco Raparelli, Vincenzo Simone, Nico Vascellari, Italo Zuffi

PHOTO: Altrospazio

Fino al 30 settembre 2016
info: www.thereisnoplace.com

Articolo pubblicato su Inside art, (23 settembre 2016)

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