Fondazione Baruchello _ Start up

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La Fondazione Baruchello ha inaugurato il 9 novembre un nuovo spazio, di circa 300 mq, nel cuore della capitale: a Monteverde Vecchio (via del Vascello 35) nei pressi del Gianicolo. A dare il via all’attività della nuova e seconda sede della Fondazione è il progetto Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, ideato da Gianfranco Baruchello e curato da Maria Alicata e Carla Subrizi.

Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, RomaStart up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma

Prendendo in prestito il titolo dal linguaggio e dall’esperienza economica, il progetto intende far leva sulla relazione possibile tra arte ed economia proponendo nuove forme di immaginazione, fino a sfidare i confini del possibile come generalmente è capace di saper fare l’arte. Il progetto si presenta come un ufficio, atto alla promozione e la diffusione di proposte visionarie con l’intento di innescare successive dinamiche economiche e di relazione, ridefinendo il rapporto tra il valore d’uso e il valore di scambio dell’oggetto in generale e di quello artistico in particolare, fino a toccare il mondo delle idee.

Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma

L’ampio spazio è suddiviso in quattro parti, corrispondenti a quattro agenzie ognuna delle quali si occuperà di promuovere il proprio progetto – attraverso la stipula di un contratto – cercando investitori, aziende, amatori disposti a sostenere, affiancare o co-produrre i progetti proposti: scambi di terra a livello globale, adozione di pecore portatili, produzione di utopie e realizzazione di oggetti anomali.

Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma

Il più spiritoso tra i progetti è quello che vede coinvolto un particolare gregge di pecore portatili (ogni pecora ha una maniglia) che aspetta di essere adottato. 100 esemplari sagomati in legno e realizzati con misure reali possono essere acquistati al prezzo di 1000 euro ciascuno, da coloro che si impegneranno a seguire le indicazioni d’uso e la manutenzione, indicate nel manifesto di 11 punti che accompagna la pecora. In questo modo il fruitore può diventare virtualmente un pastore di un gregge simbolico, diffuso nel mondo. Così, a differenza del gregge tradizionale con un unico pastore, questo gregge definisce una proprietà che si basa sulla condivisione. Un metro cubo di terra – Earth Exchange è il progetto già avviato nel 2014 da Baruchello e consiste nello scambio tra la terra della Fondazione (proveniente dalla sede di Via di Santa Cornelia, nella campagna a nord di Roma) con terra proveniente da un altro luogo in Italia o all’estero. Il destinatario dello scambio riceverà due casse di legno della misura di un metro cubo, una piena e l’altra vuota, che dovrà a sua volta riempire della propria terra e rispedire alla Fondazione. La terra, così concepita, diviene elemento abile a fondersi, in una sorta di trasfusione geografica e culturale senza confini.

Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma Start up. Quattro Agenzie per la produzione del possibile, installation view, Fondazione Baruchello, Roma

Su alcuni tavoli sono disposti insoliti ed enigmatici progetti: sono gli “oggetti anomali”, proposti da 16 artisti vicini a Baruchello (Maria Thereza Alvez, Massimo Bartolini, Elisabetta Benassi, Jimmie Durham, Bruna Esposito, Emilio Fantin, Claire Fontaine, Felice Levini, HH Lim, Rogelio López Cuenca, Antoni Muntadas, Leonardo Petrucci, Cesare Pietroiusti, Santo Tolone, Carlo Gabriele Tribbioli, Cesare Viel) chiamati dall’artista a partecipare attraverso la promozione di un’idea o un’invenzione sui generis. In questo caso, compito dell’agenzia sarà trovare l’ente o il mecenate che finanzi la realizzazione dell’oggetto. Un esperimento utile per riflettere sulla relazione tra creatività e produzione.
Tra questi merita di essere menzionato il progetto di Bruna Esposito da cui emerge la grande sensibilità dell’arista che, per l’occasione, ha proposto un piccolo schizzo a matita di uno spazio portatile, un valigione, un necessaire per la sopravvivenza destinato a coloro che non hanno un luogo fisso: vagabondi, senza tetto, profughi, apolidi. In una stanza sotterranea, è collocata, invece, la quarta agenzia. Vi si accede tramite una scala fino a un piccolo ambiente destinato alla “produzione di utopie”, dove, dopo aver assistito a un video con una passeggiata in un bosco – un luogo solitario, misterioso capace di evocare diverse emozioni – lo spettatore è invitato a lasciare una parola, un segno proveniente dalla memori, evocato dalla potenza delle immagini. Merito del progetto il non limitarsi a esporre dei lavori per la pura visione o per la sola vendita, ma è forte l’intenzione di innescare una più ampia riflessione su diverse tematiche quali: utopia, plusvalore e disvalore nell’economia, sopravvivenza e capitalismo, in una prospettiva interdisciplinare che da sempre contraddistingue le ricerche e le attività della Fondazione Baruchello. Dunque, non solo arte ma, per tutta la durata del progetto, si terranno incontri e workshop con artisti, poeti, scrittori e filosofi.

Si apre così una nuova fase per la Fondazione Baruchello, nata nel 1998 dalla trasformazione della casa-studio dell’artista in un bene pubblico: un’impresa culturale destinata al sostegno e alla sperimentazione dell’arte contemporanea, con sede all’interno del parco di Veio a pochi chilometri da Roma. Attraverso l’apertura di questa nuova sede la Fondazione dimostra l’intenzione di incrementare la propria attività consolidando il legame con la città e il dialogo con il pubblico.

Fino al 28 aprile 2017
Info: www.fondazionebaruchello.com

pubblicato su Inside art il 01/12/2016

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